Contenuto non disponibile
Flavio Giurato è un cantautore eccelso, geniale, militante, bravissimo. La prima stampa de “Il manuale del cantautore” è del 2002, la seconda del 2007 con una manciata di brani in più. Tralasciando la storia personale di Giurato, intendo andare subito al nocciolo. “Silvia Baraldini” è una struggente ballata scritta per la condannata in contumacia, “Ustica” riporta alla mente con parole limpide il tragico episodio italiano stranamente insabbiato dalla democrazia, “Centocelle” scherza (ma non troppo) sul famoso quartiere romano, “Il caso Nesta” ironizza (stavolta sì) sui calciatori del nostro campionato, “La Giulia bianca” piange sugli spettacolari funerali di Pier Paolo Pasolini e di Palmiro Togliatti (quest’ultimo - ahimé - adorato ancor’oggi da molti storici e politici), “Praga” regala una carezza ad una città tra le più belle del mondo. Meravigliose in egual modo “L’ufficialino”, “Mi-Lang”, “La tentazione” e “I dinosauri”. L’unico neo che macchia questo capolavoro, a mio avviso, è forse “Core addannato”, cantata in un napoletano troppo incerto e innaturale per essere napoletano. Un disco che è una chicca.
eFFeMMe